21 maggio 2018

Scent of a man.


Quando da Quito si va verso la costa, bisogna per forza di cose attraversare le Ande. Chilometri e chilometri di curve in mezzo a montagne enormi e più si scende, più il verde aumenta, cambia il paesaggio, aumenta la temperatura e l'ossigeno.
L'umidità raggiunge il suo apice verso i 1000/1200 metri sul livello del mare, verso "la valle del Chota". Ma giusto qualche chilometro prima, mentre in macchina stai ormai finendo di ascoltare anche il terzo cd di bachata/cumbia/salsa, quando sai che non ci sono stazioni di servizio prima dei prossimi 50 chilometri e il paesaggio è fatto solo da piante verdi, cascate e ruscelli iridescenti, si avverte un profumo.

Un profumo di erba tagliata da poco, di erba bagnata, di erba…

Lo stesso odore si trova anche verso il confine tra Ecuador e Colombia, verso San Lorenzo, posto non proprio sicuro, ma pieno di umanità che è stato protagonista di un episodio molto divertente della mia vita ecuadoriana.
Ecco, proprio quell'odore io lo associo ad una sensazione di libertà, di relax, al sapore di un viaggio che dalla chiusura delle montagne mi porta all'ossigeno, alla cosa più bella che esista: il mare.
Pensavo di non poter sentire più quell'odore, ne serbavo stretto il ricordo malinconico dell'ultimo viaggio verso l’oceano Pacifico, proprio il giorno in cui a causa (o grazie) ad un'emorragia, mi resi conto di essere malata. L'ultima volta che percepii quella fragranza che sapeva di libertà fu l'otto di febbraio del 2016.

E chi se lo scorda quel giorno.

Poi una sera di qualche settimana fa, ho deciso di andare a prendere un bicchiere di vino con uno sconosciuto.
Sono arrivata all'appuntamento, piena di sonno e abbastanza senza voglia, ma dovevo uscire di casa, avevo passato l'intero inverno in casa ad aspettare l'ennesimo Godot, e pensavo (penso ancora) di non aver tempo da sprecare, le occasioni vanno colte al volo.
Sono arrivata, l'ho salutato, ci siamo seduti uno di fronte all'altro ed abbiamo iniziato a chiacchierare. Abbiamo chiesto del vino, abbiamo bevuto ed abbiamo parlato.
Poi, d'improvviso, lui si è spostato e si è seduto accanto a me perché "non sentiva la mia voce"... E mi arrivato tutto d'un colpo il suo odore. L'odore di Colombia.
Lo stesso odore che avevo relegato in un angolino del mio cuore, improvvisamente è ritornato forte, nelle mie narici.
Mi sono assentata per qualche secondo, per poi ripiombare al bistrot del centro storico di Napoli ed ho sorriso. Ho fatto appello a tutta la mia paraculaggine per dissimulare la sorpresa, la felicità e la voglia di avvicinarmi ed odorare più da vicino quest’estraneo (che improvvisamente mi è sembrato di conoscere da sempre) … tentativo fallito miseramente perché con la mia proverbiale faccia di bronzo, ho accorciato la distanza chiedendogli di poter sentire che profumo usasse.

Deve aver pensato che fossi completamente pazza, nonostante questo ha lasciato che mi avvicinassi a sentire il suo profumo.

Colombia, gente! Ese hombre huele a Colombia!

Le settimane sono passate e io questo sconosciuto ho continuato a vederlo e ogni volta l’ho annusato meglio, caricando il mio olfatto di quest’odore che mi dà pace, mi calma…

Le settimane sono passate e io ho rovinato tutto, ho buttato tutto alle ortiche per paura di farmi male, ho confuso le carte, non ho pensato, ho urlato, ho insultato.

Le settimane sono passate e nonostante tutto el olor a Colombia ha fatto di tutto per recuperare e “un passo alla volta” mi resta accanto, resiste meglio di me alla mia nota instabilità, spesso vado in panico e metto a rischio questo momento adolescenziale che sto vivendo, ma Colombia è sempre pronto a farmi rinsavire con i suoi metodi poco ortodossi fatti di silenzi e di muri alzati, di parole grosse e toni alti, di telefonate lunghissime e notti insonni passate a parlare, a ridere ed odorarci fino all’alba.

Non mi interessa quello che succederà, perché al momento tutto quello che voglio è ridere, è staccare la spina dalla frenesia del lavoro, voglio sentirmi dire che sono bellissima, voglio passare un po’ del mio tempo libero con questa persona e vedere i benefici che gli apporto.

Mi sento utile, mi fa sentire più viva sapere e toccare con mano che mi è possibile rendere più piacevoli le giornate di un'altra persona.

L’unica cosa di cui ho bisogno ora è di potermi immergere ogni volta che mi è possibile in quell'odore così familiare, così buono, che mi porta verso il mare.

(...)"Ma facciamo un patto:
io vorrei contare su di te.
E' così bello
Sapere che tu esisti,
Uno si sente vivo.
E quando dico questo
voglio dire contare
anche fino a due
anche sino a cinque.
Non perché tu corra
premurosa in mio aiuto,
ma per sapere
con certezza
che sai che puoi
contare su di me."


Mario Benedetti -Facciamo un patto -

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