3 gennaio 2018

So’ viva! 2017 in breve.

Ragazzi che anno!!!

A gennaio ho finito le terapie, ho ripreso a vivere da sola, i capelli sono diventati più folti, ho rivisto tante persone che non vedevo da anni.

A febbraio ho comprato il biglietto per tornare in Ecuador, sono tornata in Ecuador ed ho rincontrato i miei amici d’oltreoceano.

A marzo ero ancora in Ecuador, ho divorziato, ho mangiato tutte le cose buone che mi mancavano, ho visitato le Galàpagos.

Ad aprile ero nel pieno dell’allegria, i capelli iniziavano ad arricciarsi e vivevo in una casa un po’ incasinata, ma dove ci volevamo tutti bene.

A maggio ho iniziato a cercare lavoro, sono stata a Granada, ho passato più tempo con quei vitelli dei miei amici, ho iniziato il corso di doppiaggio, ho festeggiato i 47 anni di matrimonio dei miei genitori con loro e loro erano finalmente rilassati e sorridenti.

A giugno ho ricominciato a lavorare, ho perso 10 kg, sono stata dal parrucchiere, ho conosciuto un sacco di gente e qualche volta mi sono intristita.

Luglio è iniziato con “My LovelyAubergine” che nonostante il caldo eccessivo e qualche difficoltà mi ha aiutata a superare la fine di un’amicizia che mi ha sconvolto abbastanza ma di cui ancora adesso non riesco a capire i veri motivi che hanno fatto precipitare la situazione nel baratro dell’odio e dell’indifferenza. Nello stesso mese ho deciso di cambiare casa ed andare a vivere con Fatimouche, ho visto un concerto di Ennio Morricone alla Reggia di Caserta, ho sofferto molto il caldo, sono finita al pronto soccorso per la prima volta, ho passato una notte in un hotel in Costiera Amalfitana senza neanche averlo programmato (che per una maniaca ossessiva dell’organizzazione come me è un gran traguardo!).

Agosto l’ho passato a casa nuova fra il trasloco fatto in collaborazione con amici e parenti, ho rischiato di affondare al largo di Palinuro con i miei zii (ma poi siamo arrivati al porto di Napoli cantando a squarciagola), è venuta Chiarottide a Napoli e siamo state trattate male in un bar per fighetti ed ho lavorato tantissimo.

Settembre ha dato inizio alla mia (ancora troppo poca) vita sociale, ho mangiato senegalese, ho fatto il pabellòn criollo, è nato un bimbo, ai controlli in radioterapia i medici erano finalmente sorridenti e per niente preoccupati, le mie amiche sono arrivate in casa all’improvviso e in meno di 5 minuti si è creata un’atmosfera da vere ed autentiche vajasse.

Ottobre, di solito un mese inutile, è partito con me che ho iniziato ad osare un po’ di più, ora che ho iniziato a capire che ho il fisico per poterlo fare, ho insegnato italiano, ho ascoltato storie di sopravvivenza che in confronto la mia è stata una passeggiata, ho chiesto attenzioni.

Novembre che di solito è un mese di merda, invece mi ha sorpresa. E’ venuto un pezzo di Ecuador a trovarmi, ho compiuto gli anni e c’erano gran parte delle persone a cui voglio bene, i capelli sono cresciuti abbastanza da poterci mettere perfino un fermacapelli in mezzo, ho visto finalmente un concerto di Caparezza, ho chiarito una volta (spero per tutte) che nessuno si può permettere di trattarmi male, che la qualità di vita che voglio per questa nuova opportunità che mi è stata concessa dev’essere di un livello superiore sia da un punto di vista materiale ma soprattutto umano.

Dicembre è stato strano, è cominciato proprio bene, abbiamo fatto l’albero a casa, Fatimouche è sorridente più che mai, gli amici latitano un po’ ma dò la colpa al freddo, lavoro troppo e mi stanco ancora in fretta, sono tornata dal parrucchiere e i miei capelli sono praticamente un’esplosione di ricci, ho passato finalmente un Natale tranquillo, senza ansie e senza niente che mi mancasse. Gli ultimi anni ero sempre scontenta, mi mancava sempre “nu pilo pe’ fa na trave”. Stavolta no. Non ci sono stati grossi eventi, oddio essere viva e stare bene è un grandissimo evento, ma so anche che molte persone lo danno per scontato.

Stavolta ringrazio solo me, ho tenuto botta, sto tenendo botta anche se a volte vengo meno; se le forze iniziano a mancare so che posso contare su molte persone, ma mai come posso contare solo su di me. Non ho ancora versato una lacrima e questo fatto inizia ad essere pesante, prima o poi ce la farò.

Nel frattempo, “keep on movin’ non lasciarti andare giù se vuoi crescere davvero non ti lamentare più”.

Buon anno.

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