29 ottobre 2017

Pazienza.

Non mi riesco a ricordare.
Ho preso talmente tanti appunti sul cellulare che non mi ricordo più i riferimenti.
Questa storia di non ricordare le cose è stressante, nessuno me l'aveva detto, l'ho scoperto da sola.
Le cose, le più semplici, mi passano di mente. Avvenimenti, nomi, numeri, facce, suoni, odori, strade... da un momento all'altro spariscono dall'archivio della mia mente. Libri che ho letto, film che ho visto, canzoni che ho cantato, niente da fare, tutto sparito.
Ho preso l'abitudine di scrivermi tutto, in triplice copia: sul cellulare, sull'agenda e sul calendario in ufficio; tutto con allarmi, pop up che spuntano, suonerie strane, colori vivaci a decorare il tutto e a far saltare agli occhi le notizie che mi servono subito.
E' tutta questione di organizzazione.
E di abitudine.
Mi sono già abituata a questa mia nuova caratteristica, sono abituata anche al fatto che gli altri pensino che io sia strana, sono abituata agli sbuffi degli altri quando dico che sono stanca, agli occhi verso il cielo degli altri quando parlo di qualche ricordo legato alla mia malattia, sono abituata a sentirmi dire dagli altri di non pensarci, che tutto è finito e che ora sto bene.
Io mi sono abituata, sono gli altri che non ce la fanno. Del resto, perchè dovrebbero? Sono io che sono stata "abbuffata" di paclitaxel, mica loro? Sono io che sono stata chiusa in casa per un anno, sono io che per 6 mesi ogni volta che mi guardavo allo specchio non mi riconoscevo per i kg presi e i capelli persi ( non poteva essere il contrario, dico io?), io ho dovuto lasciare lavoro, casa, amici e relazione per tornare dalla sera alla mattina a casa con mamma e papà, sempre io ho sopportato che la mia storia andasse a puttane senza poterci fare niente (è anche vero che è stata una cosa positiva in tutto questo marasma, però non è stato facile!), è toccato a me accettare i miei limiti fisici e mentali, io devo fare costantemente finta di niente mentre una vampata di calore dovuta alla menopausa pervade tutto il mio corpo, arriva in testa e resta lì per svariati minuti, rendendo incomprensibile qualsiasi cosa mi venga detta o io provi a dire...
E vabbè niente.
Non ce l'ho con i miei amici, vi adoro.
Non ce l'ho con gli altri, non devono per forza sapere cosa ho passato.
Non ce l'ho con nessuno, nemmeno con me.
Non posso avercela con me, non è mica colpa mia?

Questa cosa, come altre, è difficile. La reggo, non la subisco, non sempre ci riesco, ma posso dire che sono più le volte che ne esco vincente che sconfitta, il che è un grande traguardo... però, come dire? E' stancante!

Gli altri dovrebbero sapere che questa è la mia vita ora, che la malattia c'è stata e ora le mie necessità sono cambiate, io sono cambiata e non posso, nè voglio tornare ad essere quella di prima.
Mi sento le scimmie urlatrici in testa quando mi sforzo di ricordare qualcosa: una scena di un film visto 3 giorni fa "Ma come, non ti ricordi? Hai anche riso!" No, non me lo ricordo! Un argomento serio di cui abbiamo parlato un'ora fa "Ma come fai a non ricordartene? Allora significa che non ti interessa!!!"
E le scimmie urlatrici che suonano i bonghi nella mia testa, intanto fanno festa... Non me lo ricordo, non ci riesco. E posso chiedere una, due, tre volte di rinfrescarmi la memoria, ma poi passo davvero per pazza.
E forse lo sto diventando, chissà! Di certo non lo faccio di proposito e non sono orgogliosa di questo fatto.

Mi hanno detto che passerà e in effetti noto anche io la differenza, ma il processo è lento, ci vuole pazienza. Ci vuole sempre questa cazzo di pazienza, è da Febbraio 2016 che ho pazienza.


Aggie pacienza!

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