7 settembre 2017

E' la semplicità che è difficile a farsi.

Ho una casa nuova che mi sta prendendo tempo, con una coinquilina nuova. 
La nostra casa è molto carina (ha il soffitto e la cucina), colorata, ha i brillantini sulle pareti (ce li abbiamo trovati), ha un sacco di finestre, il frigo ha tante calamite, i piccioni ci cagano sulle tende della cucina, le loro piume svolazzano per tutte le stanze, i vicini difronte quando scopano sembra di averceli in cucina, ma è tutto così semplice, così tranquillo, così... normale!  

Ho una nuova passione che mi sta travolgendo, con una persona nuova. 
La nostra passione è fatta di piccole cose, 4/5 serie tv da vedere in contemporanea, la distanza (non eccessiva) che ci separa, il lavoro che ci toglie tempo, le nostre condizioni fisiche precarie, gli amici da vedere, le condizioni meteo, la pigrizia delle storie da "adulti", ma è tutto così semplice, così tranquillo, così... normale! 

Ho dei nuovi capelli che mi stanno esaurendo, con una nuova forma. 
E no, questi non sono normali. E non ho niente di buono da dire su di loro. Non li sopporto, non li so sistemare, di notte mi tocco la testa e non mi riconosco. Sono lunghi, ma non si vede talmente che sono ricci. 

E quindi è vero che la semplicità sta nelle piccole cose ma è difficile!

Quante case ho cambiato, quanti coinquilini, quanti amori, cosa ho passato prima di potermi lamentare dei capelli ricci... !!! 
So benissimo che non è finita qua che ci saranno scazzi, che sarò tentata dal tagliarmi di nuovo i capelli a zero, che mi passerà la voglia di vedere serie e poi mi ritornerà, che vorrò starmene per conto mio chiusa in camera e poi uscirò cantando, che ci sarà qualche mia frase che creerà qualche fraintendimento e che minerà i rapporti, che potrò sbagliare tintura e uscirò con i capelli come Aldo Biscardi, nessuno è perfetto! 
Ma è questo quello che mi fa amare tutto questo. 

Non è stato semplice, non è semplice ma è comprensibile. 

"E' ragionevole, chiunque lo capisce, è facile."
Bisogna solo essere capaci a rendersene conto ed io ci provo quotidianamente. 
Quante mattine mi sveglio e mentre sono ancora stesa a letto penso che non ce la faccio, che sono stanca, che mi pesa il mondo, mi pesano le persone, mi peso io stessa. Poi mi fermo e penso che quando sono stata male ho avuto la forza di sorridere davanti a tutto, alle persone che mi hanno abbandonata, alle persone che mi hanno lasciata (fisicamente), ho sorriso quando le ossa mi facevano così male da togliermi il respiro, ho sorriso quando sentivo il calore del Paclitaxel che scendeva per il Picc-line, ho sorriso sempre. Perciò mi do' una mossa e penso che ora non ho proprio nulla da lamentarmi, che la stanchezza e la pesantezza sono un fattore mentale, che tutto si risolve, che non ho problemi e che sto bene. 
A dirla tutta, qualche mattina ho anche fatto tardi al lavoro, perchè mi ci è voluto un po' di tempo in più per autoconvincermi ma posso dire che non è mai niente di grave. 
"Non è follia ma invece è la fine della follia."

E quindi niente, si avvicinano i controlli del terzo trimestre e sono in ansia, non posso e non voglio nasconderlo. Questa sensazione mi aiuta a sentirmi viva e riconoscente. So che poco a poco andrà a scemare e un po' mi dispiace, in fondo è come se diventasse un'abitudine "star bene". 


Special thanks to My lovely Aubergine, che mi sta vicino più di quanto possa immaginare anche se crede che io non sia lucida e che ha capito perfettamente che un passo alla volta si possono far crollare i muri mentali. 

Tanto per essere chiari, è una citazione di Brecht, "voi conoscerete Brecht?"

Lode del Comunismo - Bertolt Brecht (1933)

E' ragionevole, chiunque lo capisce: E' facile. 
Non sei uno sfruttatore, lo puoi intendere. 
Va bene per te, informatene. 
Gli idioti lo chiamano idiota e, i sudici, sudicio. 
E' contro il sudiciume e contro l'idiozia. 
Gli sfruttatori lo chiamano delitto. 
Ma noi sappiamo:
è la fine dei delitti. 
Non è follia ma invece
fine della follia. 
Non è il caos ma
l'ordine, invece.
E' la semplicità
che è difficile a farsi.

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