31 luglio 2017

La felicità come stato mentale.

Non è vero che la felicità è contagiosa.
Solo le persone felici si lasciano contagiare dall’altrui felicità.
Le persone tristi, chiuse, insoddisfatte, invece sono gelose della gioia degli altri.
La felicità non è sempre contagiosa, ci puoi vivere mesi con una persona felice e non riuscire a lasciarti contagiare.
Si può essere ottimisti anche nei momenti peggiori, quando mi dissero che avevo due mesi di vita, non ho perso il buonumore, mi sono data da fare e con il mio miglior sorriso ho cercato di andare avanti.
Prima di ammalarmi ero una persona molto nervosa, polemica, irascibile, tutto mi faceva saltare la mosca al naso ed attaccavo tutti, senza ascoltare. Ma sarei tanto voluta cambiare, non mi piaceva essere così, ci ho provato, ho letto libri per gestire la rabbia, per capirne l’origine, purtroppo gli effetti non duravano mai più di qualche settimana.
Ora che ho di nuovo tutta la vita davanti, vorrei poter spiegare alle persone a cui tengo come faccio ad essere così serena, serafica ed ottimista.
Ci ho provato, quotidianamente a mostrarlo ad alcune persone, quando mi hanno chiesto consigli (manco fossi un guru :) ) ho sempre risposto ed agito con la massima sincerità, con l’amore più puro nei loro confronti, a volte toccando tasti dolenti ed essendo fin troppo diretta nei miei commenti.
Mi dispiace tanto se vi siete sentiti feriti, non era mia intenzione, mai.

Come dicevo prima, la felicità non solo non è contagiosa, ma può essere pericolosa nelle relazioni sociali.
Quando ci capita qualcosa di bello, vogliamo farlo sapere a tutti, ai nostri affetti più cari. Se questi però non riescono ad empatizzare con noi e alzano dei muri di acredine, pieni di malevolenza (inconsciamente il più delle volte) e di diffidenza, ci risulta difficile condividere con loro il nostro momento felice, con il risultato di far apparire noi come delle persone distaccate e insensibili.
Insensibili in quanto “non siamo capaci” di capire quanto quella persona stia soffrendo (e qui ci vorrebbero virgolette su virgolette) per il suo momento di malcontento, momento che però è diventato uno stile di vita ormai, e dal quale fanno fatica ad allontanarsi.
Ho capito a mie spese che cercare di far aprire gli occhi a queste persone, tentare di scuotere le loro vite poi può ritorcersi contro e far scatenare “una serie di sfortunati eventi” che portano allo sfascio di amicizie.
Sono errori che si fanno, esperienze che fanno curriculum e che non ho intenzione di smettere di collezionare.
Gli amici sono importanti, anche se hanno tutta una serie di variabili che possono interferire con la mia visione di felicità, anche se non vedono le bellezze della vita come le vedo io, anche se possono essere ciechi e testardi tanto da non rendersi conto che essere arrabbiati con il mondo intero non fa altro che isolarli, lasciamola andare quella rabbia ed iniziamo a chiedere aiuto.
“Io ci sarò, con tutto il mio entusiasmo”, non polemizzerò, non urlerò, ma non ho intenzione alcuna di stare a dare spiegazioni circa il mio stato di contentezza, in questa nuova vita ho deciso di tentare di rendere il mio piccolo mondo, un mondo migliore.
Non sono sola al mondo, ci siete anche voi.

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