9 settembre 2013

Cambi drastici e decisioni alla cazzo di cane.

Il fatto è questo: ho deciso di restare a vivere in Ecuador.

Che se uno legge il mio post precedente può pure pensare che sono masochista, non dico una cosa bella del Paese. 

Il punto, è che invece a me piacciono le sfide. E in questo paese c'è una sfida in atto, qualcosa che mi dice "resta qua, vedi come avanza".
Un processo politico in pieno sviluppo, stracolmo di mancanze, di conflitti, una popolazione nuovamente appassionata a quello che succede nel proprio paese, quello che non riesco a trovare nel mio di paese, ormai da vent'anni sotto lo schiaffo di Mr B. 

Ho deciso di restare per sentirmi viva, perchè qui ho l'opportunità di sentirmi utile alla società anche se non ho "il pezzo di carta", anche se non conosco nessuno, anche se l'olio d'oliva costa 15$ (vabbè questo è un dramma).
Ho deciso di restare il giorno della partenza, dopo aver passato una notte un po' particolare insieme ad un amico e Compagno, con il quale ho parlato per una notte intera del mio viaggio e di quanto fosse assurdamente precaria la mia vita in Italia. 
Al mattino sono tornata a casa e mi sono messa a cercare su internet quanto eventualmente costasse spostare il biglietto di rientro. Ho chiesto ai miei coinquilini, i quali hanno pensato bene di farmi il quadro spettacolare dei pro che poteva portare la mia permanenza prolungata in Ecuador, ho chiamato la compagnia aerea e il tizio mi ha sparato la modica cifra di 400$ + le spese della nuova eventuale tariffa per la data ipotetica del 20 Ottobre.
Come brava precaria squattrinata, ho iniziato a fare i conti e a pensare che questa spesa me la potevo permettere, mi sarei rovinata, ma ce l'avrei potuta fare. 
Quella stessa sera, c'è stata la mia festa di "arrivederci", ho preparato un risotto ai funghi ottimo, erano tutti tristi ma sul mio viso regnava un sorriso strano. 
La mattina dopo, sarei partita quella sera verso mezzanotte, senza starci troppo a pensare, sono andata alla compagnia aerea e l'impiegato, molto gentilmente, in puro stile Ecuadoriano, mi ha proposto di non scegliere la data di rientro, ma di lasciarmi il biglietto aperto fino al prossimo Giugno! 
"E' fatta!" mi sono detta. "Resto qua". 

Oggi, dopo 18 giorni da quella decisione, ho un lavoro part time in un ambiente che in Italia non dà spazio a nessuno, la militanza politica fuori dai partiti, ho in progetto di ricominciare a studiare, opportunità che in Italia ho dovuto scartare causa mancanza di fondi e di tempo, ho una persona speciale che mi accompagna in quest'avventura che chissà quanto durerà, ma per adesso mi fa sentire viva e felice. 

Non ho salutato nessuno e ho fatto del male ad una persona in particolare in Italia. Egoisticamente credo che però ne avevo bisogno di un colpo di testa del genere per poter mettere la stessa testa (dimmerda) a posto. 

Quindi, per terminare questa serata in una domenica piovosa, posso dire que direttamente da Quito è tutto e ci leggiamo prossimamente per raccontare cos'è successo e cosa sta succedendo in questa metà del mondo!

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