2 agosto 2013

Perchè nella vita c'è bisogno di correre

E' che l'Ecuador è un posto strano.
A Quito manca l'aria, sei a quasi 3mila metri e non riesci a camminare e parlare nello stesso tempo. Non ti dico se poi fumi e magari hai anche l'asma, è un'avventura! 
E poi c'è l'acqua che bolle prima dei 100°C, e la pasta che ha una tempo di cottura diverso che tu ti trovi sulla costa o sulle Ande. 
C'è il fatto che i Serrani (gli Andini) sono chiusi, un po' falsi e ti danno le informazioni sbagliate quando sei per strada e quelli della costa sono rumorosi, casinisti e imbroglioni. 
Ci sono le montagne, altissime e verdissime, il cielo spazioso, che è di un blu accecante, il sole che a mezzogiorno sta giusto in testa a te ed è grande e luminoso. 
Il venticello andino che sembra più una costante Tramontana, c'è lo smog, ci sono un sacco di indigeni che la domenica vengono in città tutti ben vestiti ed orgogliosi delle loro origini millenarie. 
Migliaia di odori di cibi diversi, di diverse parti del mondo, tutti i colori dell'arcobaleno e altre centinaia di sfumature diverse che riempiono gli occhi fino a farti sentire dolore.
Ci sono le strade in rinnovazione, il prezzo delle sigarette che cambia, la salsa, il reggaeton e l'inno nazionale. C'è Correa che canta e che ricorda al suo popolo che non sono più una Colonia, ma che ora sono una "Patria Altiva y Soberana". 
Ci sono i Maoisti all'opposizione, il Partito Comunista che non è un partito, c'è il movimento Alianza Pais che comanda tutto, c'è la partecipazione collettiva, ci sono i ladri, gli alberi e i colibrì che volano tranquillamente.
E ci sono io.
Che giro per la città in taxi perchè mi perdo.
Che parlo con i tassisti.
Che parlo con la signora che vuole vendermi a tutti i costi delle gomme, quando io sto solo cercando dell'acqua. 
Che mi innamoro ad ogni angolo di strada di tutti i bambini.
Che amo la cucina locale.
Che cerco di capire il senso della "Rivoluzione Cittadina e del Buon Vivere".
Che sto conoscendo centinaia di persone diverse ogni giorno.
Che non riesco a parlare in italiano.
Che non respiro.
Che cucino italiano e venezuelano. 
Che difendo più il Venezuela che l'Italia. 
Che devo dire che sono italiana, perchè tutti mi danno della Venezuelana. 
Che non sento la nostalgia dell'Italia, ma del Venezuela.
Che tra venti giorni rientro in Italia e devo affrontare la realtà.

Perchè nella vita, c'è bisogno di correre, sennò tutte queste cose si perdono. 

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