24 giugno 2013

Vicini di casa.

Il quartiere dove vivo ha origini antiche, costruito intorno al 1536 dagli Spagnoli, ha resistito nei secoli a guerre, epidemie, terremoti e famiglie camorristiche in lotta fra loro. Perfino a mia madre e alla sua numerosissima e casinara famiglia!

Ci vivo da qualche mese, non ci ho ancora fatto del tutto l’abitudine, spesso mi innervosisco per i rumori, le urla gli odori persistenti di cibo e creolina. Per il caldo o il vento, per le strade scivolose e per il caos che regna sovrano ma che ha un suo ordine.

Stamattina mi sono svegliata con la tizia che (sopra)vive nel soppalco sotto la mia stanza che parlava al telefono in una lingua a me sconosciuta (credo sia dello SriLanka). A volte mi viene voglia di andar da lei ed invitarla a prendere un caffè, per chiederle cosa ha da dire ogni mattina al telefono… ma vabbè…

Vado in cucina per preparami il mio primo caffè e sento i miei dirimpettai al piano di sotto che urlano. Vorrei far finta di non sentire, ma è praticamente impossibile. La famiglia in questione è composta da una coppia di ragazzi giovanissimi, sono certa che sono più giovani di me, hanno un bimbo di non più di un anno e sono perennemente circondati da persone. Ed è proprio questo il problema (cioè io credo che siano ben altri ma non sono nessuno per sentenziare): la giovane signora lamenta  al marito e a tutta la famiglia arrivata in soccorso, di mancanza di privacy dice che c’è sempre qualcuno in casa, qualche amico del marito ad pronto ad invadere i loro spazi e mancandole di rispetto. Sono passate 4 ore da quando mi sono alzata, nel frattempo sono scesa a far la spesa, ho incontrato amici e sono ritornata a casa e loro sono ancora lì a discutere.
Credo che la conversazione stia sfociando in qualcosa di più pesante come una probabile separazione che non avverrà mai a causa del figlio, dei parenti, degli amicichepoichissàchedicono. Il punto è che ogni volta che alzano la voce tutto il vicinato si affaccia ad ascoltare. Questo un po’ mi dispiace, perché nonostante le parole forti, la ragazza piange e non chiede altro che essere “coccolata”, vuole solo che il marito stia con lei e con il loro bambino, sono circa 40 minuti che ripete “Ci vuole tanto a capirlo? Devi stare a casa con noi!”

Diversa è, la coppia che vive difronte al mio stesso piano. Di loro conosco molte più cose, visto che in pratica ce li ho in cucina.
Sposati da 6 anni e con una bimba di 3 anni ed uno nuovo di zecca, le loro liti domestiche, che solitamente avvengono fuori al balcone e quindi nella mia cucina, vertono sul loro cane. Uno Yorkshire di 12 anni (povero tatone) che ormai anziano, ha dei problemi di incontinenza. “Porta il cane fuori! Portalo tu! No tu!” Il tutto guarnito con degli epiteti che farebbero inorridire tutti coloro i quali scrivono frasi smielate sull’amore di coppia e com’è bello il matrimonio e i figli.

I miei vicini di pianerottolo, invece sono  lo spasso più totale. Mi raccontava la mia proprietaria (che vive un piano più sopra del mio), che questa famiglia è stata ricchissima, facevano i “magliari”, settore tessile per i non napoletanofoni. Hanno perso tutto al gioco ed ora vivono in una situazione di perenne depressione e disagio mentale. La coppia è anziana, avranno circa 70anni o forse di meno ma se li portano male, con loro vive il figlio (ormai grande d’età) e spesso tengono con loro le due nipoti. I nonni amano letteralmente le bambine, spesso giocano a nascondino, si sentono risate, corse e sfottò.
“Uèèèè mocc’ a chi t’è mmuorto!!! Jesce a llà dinto! T’aggià acchiappà e t’aggia sfunnà!!!”
Ma giuro che non si permetterebbero mai e poi mai di alzare un dito. È solo il loro modo colorito di parlare.

In conclusione, volevo solo dire che non sono io ad essere pettegola. Sono loro che litigano fuori al balcone ad alta voce!

E che vivere in centro storico mi rende molto felice, anche perché da 10 anni a questa parte è la prima volta che abito vicino ai miei parenti, anche se non li vedo mai, so che due vicoli più su ci sono. 

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