10 febbraio 2013

Questo non è un post sul calcio.



Lo sport nazionale in Italia, pochi lo sanno, è il gioco delle bocce. 
Pare strano, lo so. Ma non è il calcio. 

Parente non troppo lontana di un ex capitano della Nazionale, figlia di un arbitro a livello amatoriale, cresciuta in un paesino di provincia a giocare a calcio a 5 in mezzo al cortile, la mia conoscenza delle regole e delle dinamiche di questo dispendioso gioco non è proprio povera di contenuti. 
E non è vero che non mi piace seguire le partite. E' solo che ho smesso. Non smetto di fumare, ma ho smesso di seguire il mondo del calcio. Non è stato semplice, ma sono riuscita nel mio intento.


Sabato sera giocava il Napoli.
Ho deciso di passare la serata con mio avvolgente amico ed insieme siamo andati a vedere la partita allo Zer081 .
La partita inizia, segna la Lazio. La partita continua e segna il Napoli.
L’energia che si è scatenata da una folla di gente che fino a qualche momento prima se ne stava seduta, inveiva, urlava, bestemmiava, criticava e consigliava, manco fosse la finale di Cempionzlig, secondo me canalizzata in qualche maniera fantascientifica avrebbe dato luce alla città per due giorni di fila! Urla e salti, sconosciuti che si abbracciavano, baci, cori…. e non ho capito il perché, ma sono diventata il punging ball di alcuni tizi che felici e beati hanno usato la mia spalla destra per sfogare la loro gioia.
Risultato: Lazio 1 – Napoli 1 – Spalla dx 0.

Ma questo non è un post sul calcio.

Domenica senza il Napoli, pranzo con la famiglia. La noia e il freddo hanno abbattuto tutti, così dopo un breve pisolino, saluto tutti i dormienti e mi avvio verso casa mia.

Andando verso la metropolitana, incontro una vecchina come quelle delle fiabe. Piccina, curva sul suo bastone, mentre piegata in due dava da mangiare ad un cane randagio. Il menù prevedeva avanzi di lasagna con wurstel. E’ rimasta lì a parlare con il cane, aspettando che finisse di mangiare e raccomandandogli di non ingozzarsi. Quando le sono passata accanto le ho sorriso e l’ho salutata. Ha risposto al mio saluto e mi ha augurato una buona domenica.

In metro, qualche fermata prima di scendere, come d’abitudine ho tirato fuori il porta tabacco ed ho iniziato a rollare una sigaretta. Accanto a me seduti madre e figlio, il ragazzino con evidenti problemi di autismo. Mi guardava fissa, ho guardato la madre la quale mi ha chiesto di spiegare cosa stessi facendo e ci siamo messi a parlare. Il bambino ed io. Gli è piaciuto vedere come il tabacco diventasse cilindrico con la pressione delle dita, è rimasto estasiato quando gli abbiamo spiegato, sua madre ed io, che leccando la cartina la sigaretta si “chiude”. L’ho rassicurato dicendogli che avrei acceso la sigaretta all'aria aperta, ho salutato e sono scesa alla mia fermata.

Sottopassaggio tra le due linee metropolitane, un ragazzo sui 18 anni mi chiede una sigaretta. Gli dico che è tabacco e mi chiede di rollarne una per lui. Sbuffo, mi sfilo quella che ho in bocca e gliela lascio. Mi chiede di accendere e gli faccio presente che non mi sembra il caso di accendersi una sigaretta in un luogo chiuso. Così sale con me le due scale mobili e mi racconta che è “rimasto a piedi con il mezzo”, lo scooter l’ha abbandonato. Ora da Napoli, doveva prendere un autobus, di domenica sera e tornare in provincia. Poi chiamare un carro attrezzi per andare a prenderlo e portarlo da un meccanico. Mi ha raccontato nei minimi dettagli la dinamica dell’accaduto, di perché avesse le mani sporche “non perché non mi lavo, è il grasso del mezzo”. Ad un certo punto mi guarda con gli occhi spalancati e mi dice che non sono napoletana. Gli dico che, certo che sono napoletana. La sua risposta è stata geniale: “eh, ma tu non allucchi (gridi) quando parli!”. Siamo usciti, gli ho acceso la sigaretta, gli ho augurato buon rientro a casa e me ne sono andata.

Durante il tragitto verso casa, ho ripensato a questi episodi e mi sono chiesta se sono io che ispiro la gente a fare queste cose, o semplicemente le persone sono, in fondo, molto in fondo, buone?

Secondo me è questione di speranze. Tutti noi speriamo che qualcosa cambi e una volta ogni tanto ci affidiamo al caso e cerchiamo inconsciamente di comunicare questo desiderio guardando negli occhi e augurando una

Buona domenica.


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