6 febbraio 2013

Il rumore della penna sul foglio.



La frenesia mi gasa. Mi dà forza.  Incontrare gente, scambiare opinioni, discutere e perfino litigare mi fa sentire estremamente libera.
In queste ultime settimane gli appuntamenti sono stati tanti, non ho avuto il tempo di scrivere molto, anzi diciamo che non ho scritto per niente.
In questo momento sono in pausa pranzo, al freddo su un tavolino dell’area ristoro dell’azienda dove lavoro, i colleghi passano e mi guardano in maniera strana. Non abbiamo molto in comune, ma spesso partecipo alle conversazioni “vuote”. Solo che oggi ho da fare.
Devo scrivere.
Oggi mi è stato detto per l’ennesima volta che sono strana perché ho sempre qualcosa da fare, perché faccio dei sogni troppo violenti e perché sono fuori dagli schemi.  Dai loro schemi, s’intende.
Che posso farci io se non mi piace andare a ballare? Se mi piace di più stare in mezzo ad una piazza, una strada, all’aperto a parlare?
Qualche sera fa, dopo una lunga ed estenuante giornata di lavoro, sono stata ad un’assemblea. Parole, parole, parole. Finita questa, avevamo da definire alcuni punti per far partire un progetto all’interno di una delle strutture di cui faccio parte. Parole, parole, parole.  Parole interrotte solo perché prima che una compagna andasse via, dovevamo chiudere un accordo “ludico”. Per fortuna è bastato solo guardarsi, stringerci la mano e dire “10€,10€, 10€ ” ed è finita lì. Subito dopo altra miniriunione organizzativa per stabilire i punti salienti della prossima assemblea di un altro coordinamento. Parole, parole, parole.
Alla fine, abbiamo pensato bene di smettere e di “goderci” la serata. Ma non è stato così semplice, perché gira che ti rigira, sono finita nuovamente a discutere con un compagno più giovane sul significato del socialismo nel 21° secolo. Parole, parole, parole. E sono volate anche parole pesanti.
Sono tornata a casa, ero stanca ma mi sentivo appagata. Non mi mancava nulla.
Che ci posso fare io se ora invece di parlare di cose di cui non mi interessa preferisco stare a sentire il suono della mia penna sul foglio di carta?
Il polso che si sposta nervosamente ad ogni parola, il fruscìo del giubbino sul foglio, le dita sporche d’inchiostro, la mano che si stringe attorno alla penna via via che la pagina si esaurisce.
Forse non sarà una grande mossa a livello socio – lavorativo, ma per la mia salvaguardia mentale lo è.

Nota: ricopiando il post al computer, mi affascina anche il ticchettìo dei tasti, il rumore della cenere della sigaretta che brucia mentre la stringo tra le labbra… 

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