23 dicembre 2012

Sensazioni che affollano la mente, sensazioni fatte di parole, fatte di sogni.


Da quando sono tornata, tutti mi chiedono la stessa cosa: “Ma in Venezuela non  c’è una dittatura?” La mia risposta è sempre la stessa: “Non credo, me ne sarei accorta”.

Dove c’è una dittatura, secondo me c’è un clima diverso.
Immagino che ci siano telecamere ad ogni angolo delle città, polizia che si permette di fermare le persone, portarle in caserma e farli uscire da lì solo “con i piedi davanti”. Nella mia immagine di vita sotto dittatura, a scuola ci possono andare solo i più ricchi, vengono eliminate materie, tagliati i programmi di storia, i  fondi, e sempre nella mia fantasia gli studenti vengono picchiati dalle forze dell’ordine perché scendono in piazza per il loro diritto allo studio.
Nel mio mondo dittatoriale, lo stato ha il potere prima di toglierti tutto quello che hai e poi buttarti fuori di casa, lasciandoti letteralmente in mezzo ad una strada. Uno stato in cui ti viene data l’illusione di andare a votare, ma dove il cittadino non sceglie direttamente a chi dare il proprio voto. Dove non si va a votare e bisogna prendere per buono un governo  messo lì da qualcun altro, dove il capo dello stato fa in modo e maniera che non si possa esercitare il diritto di voto tramite Referendum Popolare, uno stato che dichiara che non ci sono fondi per la sanità pubblica, uno stato dove si spendono fondi per degli aerei da guerra, uno stato che per Costituzione ripudia la guerra ma che per ovviare cambia nome e le chiama “missioni di pace”.
Uno stato che fa gli interessi delle banche, che con la “scusa” di mantenere credibilità all’interno degli altri stati (dittatori anche loro) giustifica sprechi, tagli e manovre economiche che vanno sempre e solo a discapito dei più poveri. Uno stato dove il povero è povero e non si rende ancora conto di esserlo. Uno stato dove organizzazioni anticostituzionali hanno libertà di espressione e vengono equiparate a coloro i quali hanno dato la vita per liberare il proprio paese!
Uno stato in cui la gente inizia a suicidarsi. *

Ma un posto come questo non esiste. Non è vero, sono tutte mie fantasie. Io sono solo la solita polemica, qualunquista e disinformata che parla per dare fiato ai polmoni.
Ho chiesto un po’ di pareri in giro, ho chiesto semplicemente “come ti immagini la vita sotto dittatura?”
C’è chi mi ha detto il suo pensiero in 35 secondi con parole bellissime, parlandomi di Marx, chi mi ha citato “1984”, chi è andato in panico dicendomi che “non vuole esprimersi in proposito”, un altro un po’ più confuso sostiene che ci sono dittature e dittature… Altri che preferiscono nascondere la testa sotto la sabbia. Chi mi ha sommerso di parole vuote senza farmi capire niente. Qualcun altro ha detto che se c’è una dittatura non se n’è accorto e che quando finirà, con essa finirà l’identità del nostro popolo, mi hanno citato Benigni, Grande Puffo e Pasolini.
Infine, presa dallo sconforto ho chiesto alle mie nipoti** cosa fosse secondo loro una dittatura.
Mi hanno risposto: “Ci dai dell’altro burro di arachidi?

Per me il messaggio è stato abbastanza chiaro.



** le nipoti in questione hanno rispettivamente 4 e 3 anni

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