4 dicembre 2012

Cerco tiempo e nun ce ne sta


Succede che ho caricato le foto, una parte delle foto su Feisbuk, ho fumato quasi un intero pacchetto di Belmont e bevuto una tazza di latte bollente.
Una sera, insieme a Mario, sono stata invitata a partecipare ad una riunione di un consiglio comunale, nella sala “Batalla Socialista” del quartiere Los Ruices. Fermata della metro Los Cortijos, qualora vogliate andarci. 

E’ la stessa fermata di quando sono arrivata, solo che ora non mi sembra più di stare a Scampia, riconosco il posto, gli odori e perfino l’ambulante che prova a vendermi una custodia per il mio Blackberry.
Andiamo a piedi, Mario ed io. Non ho lo zaino, ho una microborsetta con dentro il mio fido taccuino e la macchina fotografica. Non ho lo zaino, perché altrimenti sembrerei ancora più turista ed io non voglio essere turista, non voglio essere sempre guardata in modo strano. Lo fanno ugualmente, gli occhi verdi fanno di me un soggetto particolare.

Entro in una scuola professionale. Dopo un’alluvione di 2 anni fa, il Governo Bolivariano ha spostato gli sfollati in questo edificio enorme, saranno 6/7 piani. Nelle aule (che sono decisamente più grandi delle nostre), sono stati buttati giù i muri per far spazio alle famiglie più numerose.
Funziona così. A pianterreno c’è la mensa, il bar, la cucina e “spazi ricreativi”. Dei bambini giocano a calcio, mentre Mario li sgrida perché rischiano di rompere i neon. Al primo e al secondo piano, ci sono le famiglie. Ora ne sono rimaste poche, mano a mano che le “viviendas” fornite dal Governo vengono consegnate, le famiglie in base alla loro necessità (di lavoro, scuola, familiari) lasciano la scuola e si trasferiscono. E la scuola riprende poco a poco possesso dei suoi spazi. Perché anche questo è diritto alla casa. Non è che se uno lavora a Napoli, può avere una casa a Casandrino. Già non ha più la sua casa, per lo meno ha la facoltà di restare nella propria città! O comunque vicino al proprio lavoro, la propria famiglia. Diritto alla casa. Una cosa che noi non abbiamo. Che angoscia, quando ci penso mi vengono i brividi. E vedere le facce delle persone, opposizione compresa, quando gli spiego come funziona Equitalia , è quasi da aver vergogna di ritenere l’Italia un paese sviluppato.

Odore di cibo, musica e ancora bambini, che stavolta giocano a beisbol.

Al secondo piano, trovo anche una sede distaccata del PSUV, si sta svolgendo un’importante riunione, non posso entrare a sentire, li disturberei. Un’altra aula è stata data ad una parte del CDI Centro de Dignostico Integral, il dottore a farla breve.
Un’altra aula è del consiglio comunale.
TV accesa su canale 8, poster di Simon Bolivar, Lenin e l’immancabile Comandante Chavez, lavagnette con citazioni di Josè Martì e pezzi delle dichiarazioni del Presidente, un pc con collegamento ad internet (per tenersi costantemente aggiornati) e libri, libri, libri, volantini, striscioni, bandiere. Tutto pronto per ogni manifestazione, sciopero o evento pubblico culturale che si possa immaginare.
Iniziano a discutere.
Il 16 Dicembre ci saranno le elezioni regionali, il candidato dello stato Miranda può farcela? Cosa possono fare loro per lui? E poi. Ci sono delle emergenze da risolvere. Cosa manca alle persone che vivono nel quartiere. Rispondere prontamente ai bisogni della collettività.
Resto affascinata e ammutolita.
Non riesco a ripetere quello che ho sentito, in quel momento non riuscivo a realizzare quanto quelle persone ci tenessero realmente a realizzare qualcosa di concreto per loro e per coloro che vivono nel loro quartiere. Nessuno guarda il proprio orticello. L’orticello è di tutti e tutti insieme lo si cura.

Mi squilla il telefono, devo uscire a rispondere. E’ una compagna di Maturin che mi chiede se il 1° Dicembre parteciperò ad un evento con il museo di arte contemporanea, mi dice che sarebbe importante, c’è un sacco di gente da tutto il Paese. Le rispondo che per quella data sarò già in Italia, mi chiede se posso spostare il biglietto, che mi avrebbe ospitata lei. Mi si spezza il cuore, devo rifiutare


Nessun commento:

Posta un commento