22 novembre 2012

Lo chiamavano relax (parte 1)

Oggi sono partita dalla posada pronta per fare la turista, niente domande in giro, niente politica. Solo birra, sole e pesce fritto. Destinazione Playa Medina. Uno dei posti più belli al mondo. Ho preso un caffè nero e sono andata al porto, dove ho ceduto alla colazione: arepa fritta con pesce e una bella bottiglia di succo di mela gassato! 
Mi dicono di chiedere del signor Gollito e della sua barca di cui ora non ricordo il nome, me lo indicano urlando e salgo su quest'imbarcazione coloratissima, dritta verso la playa! Resto sempre affascinata quando ho a che fare con il mare, ovunque ci sia dell'acqua salata, per me è sinonimo di tranquillità. Il viaggetto è durato poco più di mezz'ora, Gollito rallentava fino a fermarsi se volevo scattare una foto, se volevo accendermi una sigaretta (senza riuscirci, ho mollato la presa), quando gli ho chiesto se ci fossero bestie strane o pericolose in mare, mi ha risposto che al massimo se avessi nuotato fino all'orizzonte, avrei potuto incontrare qualche balena e qualche squalo! Intanto i miei occhi si riempivano di meraviglie della natura: pellicani, fiori, nuvole, sole, palme... Un vero spettacolo!
Arrivo a Playa Medina, io sono sempre decisa a fare la turista. Inizio a bere birra, faccio un bagno, posto delle foto da fare invidia al mondo, mi spalmo la protezione 30... 
Dopo un'ora a rigirarmi come una cotoletta nel pangrattato, mi alzo e con la macchina fotografica, il taccuino e la mia faccia da culo, vado a fare delle domande alla cuoca della situazione! La signora Yzmari, mentre frigge delle arepas e del pesce in pentole di ghisa grosse e piene d'olio, mi racconta che Playa Medina è la spiaggia del pueblo di Medina che è alle spalle "pa' alla' pal' cerro" dietro la collina. Subito si intromette un'intraprendente tuttofare, chiedendomi se volessi andare a visitare il paesino, che a dir loro è grande... 300 persone! Rifiuto con il migliore dei miei sorrisi, ma essendo in modalità turista, no! Resto in spiaggia con Yzmari ed inizio a fare mille domande, a tutte ho ricevuto una risposta. Le ho chiesto se il lavoro che fa, ovvero quello di vendere comida criolla a prezzi bassissimi anche per i venezuelani, sia sufficiente per vivere. E qui ho ricevuto una lezione di vita: "Fino a che si lavora per vivere e non si vive per lavorare, fino a che ci si possa svegliare la mattina e avere il minimo indispensabile, sarò contenta di fare quello che faccio". Volevo abbracciarla, ma aveva una pentola di olio bollente per le mani e non mi è sembrato il caso.
Ma io volevo sempre fare la turista, quindi non ho fatto altre domande. Mi portano altra birra, dei frutti di mare cotti e poi scatta il rituale di accoppiamento. Vicino a dove sono con Tadeo, c'è un gruppo di uomini, omaccioni a dirla tutta, che mangiano e bevono e ridono e si fanno il bagno e soprattutto guardano nella mia direzione, cercando qualsiasi spunto per attaccare bottone. Partono le scommesse sulla nazione di provenienza: tedesca, nordamericana, argentina, "no vale, ella no habla castellano"... fino a che incrocio lo sguardo con uno di loro e mi offre una birra. Rifiuto gentilmente e lui inizia a farmi una polemica sul fatto che non si rifiuta da bere in un paese straniero che vuole darti il benvenuto etc etc... Insomma, mi ha fatto elegantemente una chiavica, mi sono alzata e sono andata da loro. A questo punto è finita la voglia di fare la turista e sono iniziati i discorsi sulla crisi, sui nostri rispettivi governi, sulla religione, sul colore dei miei occhi che qua riscuote molto successo, e giù a prendere appunti (e a bere birra, offerta da loro). Risulta che tre lavorano per una delle tante Petroleras dello stato, uno è un educatore e altri sono allegramente in pensione. Nelson, quello che mi ha offerto la prima birra, mi chiede di sposarlo solo per fare un figlio che abbia gli occhi miei. Suo fratello, dal nome impronunciabile, mi dice che vuole portarmi a casa a conoscere i suoi figli, affinché mi accettino come nuova madre, la situazione sta degenerando, quindi torno seria e gli chiedo cosa pensano del 'Proceso'. Subito si fanno seri, penso di aver fatto una cazzata, invece son seri perché appoggiano in tutto e per tutto il Presidente, "fino a che ci sarà lui, i poveri e gli emarginati saranno al sicuro. Il Presidente ne sa una più del diavolo, ha studiato tanto e ha sofferto, per questo ha le capacità per guidare un paese come il Venezuela nella Rivoluzione!" Mi raccontano che con il salario base garantito non si vive, ma è sempre meglio che niente. Mi dicono anche che però nelle alte gerarchie del PSUV (Partito Socialista Unido de Venezuela) c'è troppa corruzione che a tanti sta facendo passare la voglia di mettersi in gioco.
I miei omaccioni devono andare via, non prima di aver scattato decine di foto con me e aver lasciato il mio numero di cellulare, che se una compagna ha bisogno di aiuto, deve poter contare sui propri compagni! Leggi: scusa banale per avere il mio numero.

La giornata non e' finita, ma io ora ho una cucaracha sul letto che devo cacciare...

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