20 novembre 2012

"Lo mejor de lo mejor".


Stesa, con l'aria condizionata perennemente accesa, dopo aver cucinato dei fusilli poco probabili con sugo ai peperoni, fumo l'ennesima sigaretta e penso alla giornata di oggi.

Dopo essere uscita dal centro internet, sono stata con Carlos, (che pesa 40 kg bagnato, mio fidato accompagnatore e studente di Economia in un'università pubblica) all'Università Bolivariana.
Un posto che solo camminando nei corridoi, nei giardini, trasuda cultura e coscienza. Figuriamoci a studiarci! Purtroppo non sono riuscita a parlare con nessun professore, quando sono arrivata erano tutti a pranzo nella mensa alla quale è possibile accedere tramite un badge rilasciato dall'Università (e dove si mormora si mangi meglio che all'Orientale di Napoli - tempi belli di una volta) e quando sono ritornata alle 14, l'intero corpo docenti ed amministrativo stava iniziando una riunione sul prossimo anno accademico e le importantissime direttive che ha dato il Presidente (Chávez ndr).
Ma non mi sono persa d'animo. Nonostante il caldo pazzesco, mi è bastato dare 4/5 giri per le facoltà di medicina integral, derecho, hidrosulfuro ed educacion integral, per scoprire un mucchio di cose. Studenti di tutte le età, estrazione sociale e paese latinoamericano, uniti sotto il desiderio comune della conoscenza. Ad ogni studente che non può realmente permetterselo, viene dato un portatile, non mi hanno lasciato fotografare il deposito anche se era ben visibile a tutti, ma l'ho visto!
Ho visto uffici per ogni cosa: per l'amministrazione, per le risorse umane, consigli per gli studenti, per le minoranze etniche (che in realtà hanno un trattamento separato solo a causa della lingua), per i disabili, per la direzione, per gli studenti che vivono lontano e devono lasciare i propri bagagli, e così via.
Distributori d'acqua ovunque, ascensori esclusivamente riservati ai disabili, rampe di accesso con la giusta pendenza, tanto verde, churuatas (capannine in pagliericcio) dove riposarsi un attimo tra una lezione e l'altra, campo di calcio, basket, pallavolo e tennis, bacheche coloratissime, corsi extra, tabelloni con pezzi di storia da ricordare e ovviamente l'immancabile Presidente.

Dopo aver sudato tutti e tre i litri d'acqua ingeriti, mi ha chiamata Richard, un ragazzotto di 23 anni che lavora nel museo di arte contemporanea di Maturin, per invitarmi a vedere una mostra su delle bambole di pezza creole. Richard Daniel fa il fotografo ed è chavista. Quando sono arrivata, mi ha accolta con il solito bacio sulla guancia destra (uno solo, mi raccomando) ed un forte abbraccio, aaaah! Io adoro questi venezuelani!!! Mi ha portata da parte e mi ha chiesto di non dire che è chavista, perché il museo è dello stato Monagas che è dell'opposizione e non se la sente ancora di dichiarare da che parte sta.
Gli ho chiesto di dirmi di più, dopodiché si è fatto serio, mi ha guardata dritta negli occhi e mi ha detto: "guarda, che se ti dico qualcosa è perché mi fido di te, ma devi venire con me in un posto diverso da questo, più sicuro". Io l'ho seguito. E mi ha portata (ma il mio fido Carlo in tutto questo mi seguiva e mi proteggeva) giusto dietro il museo, ci siamo dovuti arrampicare su per dei muri, eravamo tra le tubature dei mille condizionatori, tutt'apposto! Mi ha parlato di com'è bello vivere nel Proceso, dei progetti che ha il Presidente, di quando dà le direttive che si DEVONO eseguire, perché è indispensabile la discplina in Rivoluzione, chi non lo fa, non è più degno di restare tra i compagni. Ha raccontato di campi di formazione con il PSUV e con il PCV. Mi ha detto anche che lui, come migliaia di persone adora Chávez e credono che sia saggio e dispensatore di quantità illimitate di informazioni.
Alla mia domanda: "E se muore?" ho ricevuto una risposta che mi ha lasciata senza parole: "El Presidente morirà nel 2033, ce l'hanno detto gli alieni".
Ok, ora voglio credere a tutto, ma che Chávez sia un alieno mi sembra assurdo, forse c'è un problema di lingua, gli chiedo di essere più chiaro. Mi ha ripetuto che "El Chávez se va a morir en el 2033, esta es la fecha". Questa è la data. Bah! Una Metafora da realismo magico sudamericano?
La conversazione è durata un'ora, poi hanno iniziato a cercarlo dal museo e siamo dovuti tornare alla realtà, ma le cose da dire erano tantissime ed io domattina andrò via. Siamo rimasti che ci scambieremo informazioni in altro modo.
Prima di riapparire in pubblico, solito abbraccio forte e un "sigamos luchando!" detto all'unisono.

Che dire?
Ripeto che la quantità di informazioni è cosi elevata che faccio fatica a metterle insieme ma in qualche modo, episodio dopo episodio, con qualche flash back, cercherò di ricomporre quello che è il rompicapo di questo viaggio.

Domani in mattinata parto con mio fratello per Rio Caribe, mar dei Caraibi, sole, pesce fresco e tanto relax (ma niente platano).
"Lo mejor de lo mejor" è il nome della compagnia di carritos che vanno da Maturin a Pto La Cruz, Cumanà, Carupano, Caripe.-. Io invece credevo fosse lo slogan. Questa cosa mi fa ridere un sacco, mi accontento di poco. Potrebbe darsi che dove pernotterò, il cellulare non abbia campo. Appena ho le informazioni, ci sarà un post con le coordinate per Ciro e Assunta (mammà e papà).
Non Vi preoccupate, sono con Tadeo, che nel frattempo è cresciuto e maturato, tipo un frutto!

Le mie conversazioni con l'Italia sono sempre bellissime, ringrazio chi mi sta facendo compagnia nei momenti in cui rischio di perdermi, che mi fa ragionare e soprattutto traduce le mie parole dallo spagnolo all'italiano!

En la lucha siempre!




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