11 novembre 2012

In Venezuela non si vende tabacco

Ormai è cosa nota, sono arrivata a destinazione.
Il pernottamento in aeroporto a Fiumicino è stato traumatico ma allo stesso tempo divertente. Ho conosciuto ungheresi che arrivavano, bulgari che partivano, tutti uniti sotto il sacro rito della prima/ultima sigaretta del volo. Finalmente mi sono accasciata per terra, facendo caricare il mio cellulare. Ho sentito mille lingue diverse, gli aeroporti sono sempre un bel posto...
Alle 3 del mattino, due ore prima dell'inizio del check in, un tizio mi si avvicina per chiedermi dove fosse il banco per il check in del volo per Madrid operato da Iberia. Iniziamo a parlare in spagnolo, risulta che è un venezuelano di Puerto Ordaz che ha vissuto negli ultimi 12 anni in Italia, che preso dallo sconforto, se ne sta ritornando in Venezuela per gustarsi la Revoluciòn...
Il tempo è passato più in fretta, chiacchiere, ricordi, caffè dell'aeroporto in quantità eccessive e troppe sigarette. Check in fatto, l'ansia cresce. Mi imbarco per Madrid e crollo addormentata. 20 minuti prima di scendere, conosco il mio vicino di posto. Un ragazzotto romano, diretto a Rio de Janeiro, gli chiedo a far cosa...e mi risponde che insegna ai poliziotti come pestare la gente durante le manifestazioni. Ho effettivamente voglia di tirargli una testata, con il rischio di essere pestata a mia volta. Quindi resto calma e gli sorrido. Poi mi ricordo che ho su la maglietta dei GC, faccio inmodo che la veda. La vede e mi sorride. Io rispondo al sorriso. Mi mette una mano sulla spalla e mi dice che insegna sì a pestare la gente ma che è una sorta di programma che evita che i manifestanti vengano uccisi, tipo "nontiammazzo,macosìlaprossimavoltaevitidifareilcretino". Ora o è una palla, o stanno fuori pesantemente da quelle parti. Ad ogni modo, l'aereo è atterrato in ritardo ed io inizio a correre verso l'altro terminal, altrimenti perdo la coincidenza per Caracas. Ho fame e mi scappa la pipì, ma non posso fermarmi. Chiamo mia sorella, ma nel frattempo gli altoparlanti dicono che chi ha il numero di posto tra 23 a 50 possono imbarcarsi, fico, io ho il 49, corro!!!
Rumore forte, musica da camera o pianoforte in crescendo, aereo fermo, vocìo sommesso. È uscito il sole, ma l'aereo è ancora fermo. h12.20 l'aereoplanino si stacca da terra: Venezuela sto arrivando!!!
Anche su questo volo, come sul FCO/MAD, c'è una bambina che piange, secondo me è la stessa, piange più forte dell'orrenda musica che la compagnia ci impone di ascoltare. Ma una volta, non passavano i film? Mi portano un pessimo pranzo vegetariano, il mio vicino che è un italiano che sta costruendo la ferrovia Caracas - Valencia, mi offre il suo panino, dove io ci metto la margarina e lo mangio in mezzo boccone.
Decido di dormire per combattere il jet lag.
Quando mi sveglio, mancano 2 ore all'atterraggio e io non ho ancora realizzato.

"Señoras y señores, en diez minutos atterizaremos en Caracas Maiquetìa. Gracias por haber escojido Iberia"
Vedo Caracas dall'alto e giá si nota che qualcosa è cambiato. Si vedono i murales pro Chavez, i campi di calcetto, baseball, basket, tennis. Non c'è nessuno a mare, il cielo è coperto e secondo me fará caldissimo.
Lo ammetto, al toccare terra, mi sono ritrovata a piangere. Il mio vicino di posto, mi ha perfino chiesto cosa avessi, gli ho risposto che si tratta di felicitá.
Mi è stato chiesto prima di partire cosa avrei fatto appena arrivata in Venezuela, ho pianto, ecco cos'ho fatto. Poi ho iniziato a godere dei benefici della Revolución.

Al mettere piede fuori dall'aeroporto, il caldo umido mi ha dato una batosta tremenda. Non parliamo del traffico per arrivare in cittá e del casino della metropolitana.

Ora devo lasciare il pc ai compagni che mi stanno ospitando, in Italia è giá domenica. Quindi ho 30 anni.

In Venezuela non si vende tabacco. Fumerò sigarette. E ho speso cinqueeuroesettanta poco prima di partire, fra 3 settimane quel tabacco sarà da buttare. :)

Domani sarò ancora a Caracas, molto probabilmente lunedì sarò a Puerto La Cruz al mare (la revoluciòn en la playa), ho dei problemi a scrivere dal cellulare, ho sbagliato compagnia con la quale comprare il numero, non prende un cazzo.

Ma sto bene, la maledizione di Montezuma non mi ha colpita. E ho fame! Dopo mesi, ho di nuovo fame!

Hasta pronto, compañeros!!

ps: il campo di formazione socialista inizia prossimo fine settimana, con i lavoratori di PDVSA, ricordo a chi fosse interessato, di mandarmi una mail al mio indirizzo gmail con le domande che volete che io faccia.

3 commenti:

  1. ottimo! Bisognerebbe approfondire le questioni relative alla autogestione e al controllo operaio...

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  2. francesca13/11/12

    SORELLINAAAAAAAAAAAAA! (leggi come quando rocky chiama adriana)

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  3. francesca13/11/12

    bella l'iguana... le tue nipoti ne vorrebbero una da far roteare per la coda..... immagino che sarebbe uno spasso lì con te e loro dietro!

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