23 novembre 2012

"Cercasi adolescenza disperatamente"



Metti che un Novembre, una ragazzina di 16 anni, che vive in una provincia dimenticatadaddio, che non è mai uscita dal suo paese, che ascolta musicadimmerda, che è cosi pigra da non voler frequentare il liceo classico perchè è più facile emergere in una scuola professionale piuttosto che farsi il mazzo a tarallo a studiare seriamente, metti che la sua famiglia se la cava a stento a tirare avanti, che la iperprotegge, che sempre la sua famiglia le ha dato molto in fatto di libertà di scegliere ma non seguendo le proprie passioni, metti un sacco di cose strane. Ok?
Metti che viene data la possibilità di vincere una borsa di studio per un anno di studi all'estero.
Metti che rinuncia ad inviare la richiesta, per paura.
Ma poi la manda, a Gennaio, perché quel treno è passato due volte. E la vince, quella borsa di studio. Litigando con sua madre che vuole che sposi il fidanzatino di sempre, con suo padre, per la meta da scegliere. Lui vuole che resti in Europa, lei vuole andare più lontano possibile, per rompere quel cordone ombelicale che ancora la trattiene. Si raggiunge un accordo, si sceglie un paese sudamericano con la più elevata quantità di italiani emigrati dopo l'Argentina: il Venezuela.
Iniziano mesi di grande fermento. La ragazzina in questione vive in funzione del 3 Settembre, tutto quello che vive in realtà le scivola addosso. Finisce l'anno scolastico, prende dei voti alti ma non eccessivi, conosce gente, continua le sue attività extrascolastiche fino all'estate. Non va in vacanza, la sua famiglia al massimo va al mare al mattino per rientrare ad ora di pranzo. Quell'anno poi, bisogna risparmiare per il viaggio della figlia.
Arriva il 3 settembre, in macchina verso la città di partenza per il viaggio della ragazzina ci son suo padre, una sorella e il suo "ragazzo". Regna un silenzio assordante. Fastidioso. Inquietante. Prima di partir di casa, l'altra sorella ha pianto mentre andava al lavoro, sua madre le ha lanciato l'ennesimo paio di calzini dal balcone e il suo cane si è nascosto sotto al mobile.
Arrivati a destinazione, si svolgono tutte quelle attività che dovrebbero preparare borsisti ed accompagnatori, ma che in realtà nessuno segue, i ragazzini perché sono eccitatissimi all'idea di partire, gli accompagnatori perché sanno che per un anno non vedranno i loro "accompagnati".
Bene, è il momento di salutarsi.
La ragazzina freme... Mille baci e raccomandazioni al papà, al fidanzatino un abbraccio lungo, alla sorella cerca di tenere testa per non farla rattristare.
Ma appena girano l'angolo, scoppia in un pianto a dirotto!
In quel momento ha spezzato il legame con la sua famiglia, ha spiegato le ali verso il viaggio che le cambierà la vita.
Un anno dopo, non sarà più la stessa.

GRAZIE alla persona che con tanta pazienza mi sta dando la possibilità di pubblicare (più di) un post al giorno. Grazie a prescindere, non sono abituata a tutte queste attenzioni e spesso reagisco male, sembra che non m'importi molto, ma in realtà è l'esatto contrario.

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